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Una "visita guidata" alla scoperta degli angoli più caratteristici di Dogliani, la cui personalità architettonica in Langa è unica nel suo genere.Proviamo a immaginare una visita della città.
Entriamo nel fitto intrico di vie di Dogliani Borgo dall'intatta distribuzione medioevale, passando sotto una delle due porte d'accesso ad arco trecentesche lungo le antiche mura, Porta Sottana
. Percorriamo le strette vie lastricate che conducono all'intima piazza Carlo Alberto
, cuore del vecchio centro storico e proseguiamo fino alla Porta Soprana
, anch'essa di origine medioevale.
Il Borgo, nella conca naturale del torrente Rea, è la parte moderna dell'abitato.
Nella Parrocchiale ottocentesca (1859÷70), costruzione neoclassica a croce greca progettata dall'architetto doglianese G.B. Schellino e dedicata ai Santi Quirico e Paolo, di particolare interesse artistico sono la Via Crucis di Gaetano Previati e due armadi intagliati del 1600 conservati nella sacrestia. Molto suggestiva è la porticata Via Corte, una delle strade principali e più commerciali del centro storico. Molto elegante è la Chiesa della Confraternita dei Battuti (1721), costruzione barocca eretta su progetto dell'architetto monregalese F. Gallo.
In alto, su una collina di 335 metri sul livello del mare, la parte pittoresca del rione Castello conserva i resti delle antiche mura, il torrione di origine medioevale, il castello dei Perno e una struttura a "ricetto" medioevale che si snoda in un dedalo di viuzze. Nella Parrocchiale di San Lorenzo (fine 1800), ricostruita sul perimetro dell'antica Parrocchiale romanica di cui restano visibili l'abside e l'elegante bassorilievo del XII secolo, in arenaria, nella lunetta del portale d'ingresso sinistro, è conservata una reliquia di San Celso, il patrono di Dogliani. Il punto panoramico migliore in questa parte del paese è la Piazza Belvedere, dove, ai lati di un ippocastano centenario, si staglia la mole imponente della Torre civica e del castello.
Fuori del concentrico meritano una visita:
Da questa parte del borgo sono ben visibili la Chiesa della Confraternita
o dei Battuti, pregevole opera baroccca dell'architetto monregalese Francesco Gallo, datata 1721, e la rocca su cui sorge Dogliani alta, il rione Castello, raggiungibile attraverso la rampa che conduce al passaggio medioevale coperto di Porta Gabetti o, per chi ha meno fiato e più voglia di ammirare il panorama, attraverso la bella passeggiata sotto il castello. In questo caso giungeremo sul Belvedere proprio in corrispondenza della Torre civica dell'orologio
, già dei marchesi Lancia, restaurata nel 1862 da G.B. Schellino, e del Torrione medioevale del castello dei Perno di Caldera.
Al di là della Torre civica, affacciato sull'altro versante del Belvedere, troviamo il Ritiro della Sacra Famiglia (1883), altra opera dello Schellino dal bizzarro ed inconfondibile stile, che ricorda un po' un altro estroso (e certamente più celebre) architetto, Gaudì di Barcellona.
Proprio qui, a borgo Castello, si tiene ogni anno la suggestiva rievocazione del Presepe, complice il fascino del quartiere. Addentrandoci tra le sue vie incontriamo la Parrocchiale di Dogliani Castello in stile neoclassico intitolata a San Lorenzo
e ricostruita da Alimondi e Schellino dove sorgeva l'antica Chiesa romanica.
Sotto, i colori del Borgo
: la distesa rossa di tetti, i loggiati ad arco, la bella e raccolta piazzetta Don Delpodio
(con la torretta
che anticamente introduceva al casino del paese) e il cupolone azzurro
della Parrocchiale di Dogliani Borgo dei Santi Quirico e Paolo, che inaugura il percorso ottocentesco.
Seguiamolo, sulle tracce della lucida follia schelliniana: dalle linee neoclassiche della Chiesa dei Santi Quirico e Paolo, alla neoromanica Torre dei cessi
, dalla mole rossa dell'Ospedale
ai merli della Torre comunale, dal bianco Pantheon della Chiesa dell'Immacolata alle profonde occhiaie del Ritiro della Sacra Famiglia, inquietante palazzina da romanzo inglese.
Poi il neogotico, a poche centinaia di metri fuori dell'abitato: le idee romantiche d'oltralpe che animano le gulglie e le cuspidi dell'opera più commovente e drammatica della fantasia dello Schellino , il monumentale ingresso al Cimitero
(1867), rosso e intagliato nel cotto come nella roccia viva (in quegli anni Dogliani era nota per le sue fornaci).
A circa tre chilometri dal paese, sulla strada provinciale per Murazzano, sorge il Santuario della Madonna delle Grazie
: anticamente era un oratorio, ristrutturato nel 1817 quale ex-voto della cittadinanza e nella seconda metà del secolo vennero aggiunti per opera dello Schellino i campanili in facciata e i quattordici piloni della Via Crucis (essendo quindicesimo il Santuario stesso). L'episodio ritmato dei piloni, tutti diversi per stile e soggetti, ci accompagna infine fuori dal paese, fra i vigneti.